16.4.18

Che Dio ce lo mandi buono


Quando rimasi incinta di Ester, la prima reazione fu di sorpresa, poi di smarrimento e poi di terrore. Quelle dieci lune alla fine servirono non solo a far crescere la creatura, ma anche a prendere coscienza di quello che stava accadendo, dell’inevitabile cambiamento del tutto, in primis delle abitudini. Ecco, proprio le abitudini saranno quelle che faranno più fatica a essere digerite. In più, quando viene al mondo, e sarebbe il momento in cui avresti più bisogno di riposare, è lì invece che devi darti più da fare. Ma in fondo il corpo e la mente sono fonti inesauribili di energia. Si fa, si va avanti.
Quando rimasi incinta di Ester, la prima reazione da genitore fu di immediata protezione da quello che per me all’epoca era la minaccia più grande: la rete. Quindi non ne parlai finché non venne al mondo, per il resto decisi di mettere al corrente i conoscenti, ma solamente di persona. Tanti quindi lo scoprirono quando la pancia era già bella che evidente.
Le reazioni furono le seguenti:
1) Gioia autentica. Meno dell’1%.
2) Ah, che bello (tono flebile, pronunciato con sguardo smarrito e perso nel vuoto). A cui seguirono i seguenti sottopensieri:
A) Un’altra che se va, rimarrò solo io senza figli e compagno e mi dovrò rassegnare a fare la gattara.
B) Ecco un’altra che parlerà solo di latte, coliche e pannolini smerdati. Che due coioni.
3) Lo sai che dopo che l’hai tirato fuori hai aperto la via e poi non ci sta più niente? (aka it's like throwing the salami in the corridor).
4) "Goditela finché puoi"; seguito da: "Goditela finché non cammina".
5) Ormai ci avevamo rinunciato, pensavamo di doverlo fare noi per voi (mia mamma).
6) Poi non fare passare troppo tempo per il secondo, non vorrai mica lasciarlo solo?

E sul sesto punto si apre tutto un altro discorso.
Oramai Ester si avvicina a una stagionatura di 28 mesi, dopo "appena" 18 mesi dal parto il mio fisico è tornato a posto; per cui il mio agente (mia mamma) ha diramato un comunicato ufficiale tramite l’addetto stampa (la mia parrucchiera) che sì, sono incinta. Quindi Kate scansate, Ferragni fatti più in là: arriva il secondo figlio della Uirta. 
Grazie alla mia parrucchiera, interpellata in maniera riservata per sapere se avesse tinture per capelli adatte alle gestanti, l’informazione si è spreaddata in men che non si dica, la notizia si è rimbalzata sulle bocche più ciarliere, e quindi tanto vale che ve lo dica io, a voi pochi che ancora non lo sapete e fottesega ancora di più.
Quello che non sapete ancora tutti è che stavolta è maschio. Tié.

Anche al secondo annuncio ci sono state delle reazioni, alcune inaspettate. Pur essendo fortemente voluto, la mia prima reazione è stata di pianto e di desiderio di fuga poi, seguito da un “ma non è possibile, così in fretta?”. C'è stato anche il momento dei desideri, in rigoroso ordine: 1) fa che sia uno, 2) fa che sia sano, 3) fa che sia femmina (almeno ho il corredo già pronto all’uso). 
Sul primo punto è andata bene personalmente: è uno, quindi il terrore gemelli è stato eliminato alla prima ecografia. Sul secondo ci stiamo lavorando, con una dieta sana, movimento adeguato per una donna ostetricamente anziana (così disse il mio vecchio ginecologo, ora in pensione). Comunque una figlia in costante terrible two non facilita le cose, arginare lo stress è un continuo esercizio zen. 
Il terzo punto invece è un capitolo a parte. Chi ha avuto sia maschio che femmina afferma che sia un’esperienza meravigliosa, due mondi completamente differenti e complementari, per me un’avventura completamente nuova, salvo il fatto che ormai ho capito come si cambia un pannolino e si veste un neonato. Quindi grossomodo non penso a stravolgimenti sul piano pratico.
Ma parliamo delle reazioni della gente, queste sono uno spasso:
1) Gioia autentica. Meno dell’1%.
2) Ah, che bello (tono flebile, pronunciato con sguardo smarrito e perso nel vuoto). A cui seguono i sottopensieri:
A) Io non ho ancora fatto il primo e questa è ancora incinta. Rimarrò solo io senza figli, ma al gattile c’è un cucciolo che è troooppo tenero.
B) Bon, persa del tutto, encefalogramma piatto - piiiiiiiiiiiiiiiiii. Che due coioni.
C) Ah, io non lo voglio il secondo, conosco troppi casi di fratelli che si sono mandati affanculo, poi adesso che ho ricominciato a dormire, chi c'ha voglia? (eh, pensa io invece, i salti alti così!)
3) Oh, il secondo farai ancora prima a farlo. Attenta che ti scappa in casa se non stai attenta.
4) Goditela finché puoi, quando ne hai uno solo è più facile, e dal secondo che sono volatili per diabetici.
5) Era ora, così crescono insieme, altrimenti passa troppo tempo e i fratelli non si cagano tra di loro (in effetti tra me e mio fratello ci sono più di dieci anni ed è verissimo).
6) Speriamo non sia maschio. I maschi sono tremendi, spaccano tutto e ti pestano (ammazza, che futuro di merda mi aspetta allora).
7) Chi era scappato prima, è fuggito ancora più lontano ora.
8) Chi ha comunque un figlio ti deve sempre insegnare tutto lo stesso, dagli esami clinici da sostenere, da come allattare, a come accudire un figlio. Ehilaaaa, ci sono passata già, e nemmeno troppo tempo fa. A meno che la demenza senile non abbia preso il sopravvento le basi le ho già apprese. Maestri di vita? Fuori dalle palle, grazie.
9) Reazioni dei colleghi:
A) Ancora? (no, è un’altra gravidanza, non è la stessa di tre anni fa).
B) Ah per fortuna, pensavo ti volessi licenziare (best reaction ever).
C) Finto pianto commosso (con sottopensiero evvai, adesso mi allargo e vedono chi comanda quando questa va in maternità).

Se il primo figlio è un salto nel vuoto, con il secondo è proprio stamparsi contro un muro ad alta velocità. Se con il primo sei coraggioso, dal secondo è eroismo. Per quanto riguarda il futuro ho già le mie apprensioni. Le mie paure sono diventate in parte già ansia, che tra l’altro non ti molla mai da quando diventi genitore. Il dubbio più grande è sicuramente se ce la farò, ma diventerà un ce la faremo imperativo, dato che il papà è un grande su tantissimi fronti. Dovremo rimboccarci le maniche i primi anni, lo so già, e cammineremo a testa bassa finché la salita non diventerà discesa.
Per il resto, che Dio ce lo mandi buono.

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