16.5.18

Un porto sicuro


Cara Ester,

siamo arrivati alla terza festa della mamma insieme. Tu non le ricorderai quasi sicuramente, perciò sarò io la tua memoria, sarò io che ti racconterò i primi episodi della tua vita, anche se con il mio punto di vista.

Devi sapere che la tua mamma, appena ne ha avuto la possibilità, ha iniziato a viaggiare. Come un ciliegia che tira l’altra, visitavo posti sparsi per il mondo. Poi sei arrivata tu, ma ci ho messo un po’ a capire che la dimensione del viaggio era mutata.

Di questo continuo andare a scoprire sono cambiate l’altezza e la distanza. Che parolone grosse ti dice la mamma! Il mio mondo ora arriva dove la tua testolina accarezza la mia gamba, e la distanza è quella che mi fai fare tu con il tuo passo sempre più svelto e sicuro. Il mio mondo non ha più lo stesso orologio di una volta, mi hai portato a vivere nel tuo fuso orario: nel regno dei sacri e benedetti riposini, nel paese della continua scoperta e della meraviglia per le cose più semplici. (Meraviglia, che, ti confesso, avevo perso del tutto). Adesso insieme viviamo un tempo in cui tutto quello che fai è abbracciato stretto ai tuoi grandi sorrisi, alle risate matte e, anche sì, ai pianti a dirotto.

Piccolina, la tua mamma ha infiniti ricordi di te da quando sei arrivata, ma tutto è un bell’impasto. Scegliere un momento è tanto difficile quanto sarebbe un torto preferirne uno, ma della totalità di questi vorrei che tu potessi conservare lo stupore, come della prima volta che hai mosso le gambe in acqua, o dei primi passi senza la mia mano, o del primo giro in trenino. Insomma, quel brivido che ti attraversa lo sguardo, quello unico e tipico della scoperta.

Caro il mio piccolo immenso tesoro, l’augurio più grande che io ti possa fare è quello di rimanere curiosa. Scopri il mondo, con la tua altezza e la tua distanza. Io sarò sempre lì per te, come un porto sicuro.

La tua mamma


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