21.6.18

Il mare dove non si tocca (Fabio Genovesi)



Poi la giornata è finita ed è arrivata la notte, e nella mia famiglia la notte non porta mai consiglio. Anzi, peggiora le cose.

«Come mai non la provi, hai paura? Guarda che la paura è la nostra unica nemica, sai. È peggio dei mostri la paura, è peggio dei serpenti. Perché quelli ti ammazzano subito, la paura invece non ti fa vivere la vita. E poi non serve a nulla.

La paura è un ragnetto che ti distrae, mentre la vita te lo mette nel culo». 

Perché si sa, da grande sarai quello che ti è successo da piccolo, e se da bimbo piangi troppo poi diventi una persona triste, se leggi troppo diventi antipatico, se passi l’estate da solo a bruciare formiche diventi come minimo un maniaco.

avevo otto anni, e ancora non sapevo nuotare. Cioè, un po’ sì, però male e solo nell’acqua bassa, e quello non è mica nuotare. È come andare in bici con le rotelline, è come essere bello agli occhi di tua mamma. Solo dove non si tocca si nuota davvero.

perché la miglior vendetta è sorridere e dimenticare.

Passi i giorni a ragionare, fai progetti e misuri ogni passo con attenzione, ma tanto poi la vita ti arriva addosso a valanga e ti sbatte dove le pare, in fondo al tuo destino incasinato. È così e lo sappiamo bene, eppure facciamo finta di no, e ogni mattina ci alziamo e ricominciamo il nostro lavoro serio e preciso, come i direttori d’orchestra che salgono sul palco eleganti col leggio e lo spartito e la bacchetta in mano, e quell’espressione fiera e convinta che li rende le persone più antipatiche dell’universo. E insistiamo a dirigere il nostro concerto mentre la vita ci butta addosso tempeste e bufere, tuoni che sfondano i timpani e un vento che ci prende a schiaffi, spazza via i fogli dal leggio e poi pure il leggio, ci straccia la giacca e i pantaloni e ci lascia in mutande. E intanto noi tutti concentrati continuiamo a muovere la nostra bacchetta nell’uragano finché un altro colpo di vento non ce la strappa di mano, e quello dopo finalmente è l’ultimo perché si porta via anche noi e addio.

Però a me non mi ha convinto mai, la sincerità. Non ci vuole nulla a essere sinceri, basta aprire la bocca e buttare fuori tutto lo schifo che hai dentro. Apprezzavo molto di più le persone che invece, prima di darmela, questa famosa sincerità me la aggiustavano un pochino.

La solitudine è così, non devi mica essere solo per sentirla, ti prende anche in mezzo alla folla, perché quando ti senti solo davvero non è che ti mancano tante persone, te ne manca una, ma tanto.

il bello di essere poveri è che lo sei già, e non devi vivere a denti stretti con la paura di diventarci: sei già povero, cento lire in meno non ti cambiano nulla.

nel mondo potrà cambiare tutto ma gli adulti non smetteranno mai di prendere il tempo libero dei figli e riempirlo di cose che non gli piacciono.

Ma se è vero che la speranza è l’ultima a morire, prima o poi il suo turno arriva comunque.

la vita è così, non puoi mai abituarti a una cosa che subito passa, subito diventa qualcos’altro.

a scuola ti dicono che la matematica ti insegna a ragionare e quindi ti aiuterà tantissimo nella vita, però è una scemenza. Anzi, se c’è una cosa che con la vita non c’entra proprio niente è la matematica, e affrontare i mille casini improvvisi del destino usando i suoi ragionamenti rigidi e i suoi schemi generali è come stare in mezzo all’oceano in tempesta e provare a salvarti indossando un bel cappotto di cemento, e insistere con uno stile di nuoto perfetto mentre le onde ti prendono e ti ribaltano e ti frullano via dal mondo.

È proprio vero che nella vita siamo allegri o tristi o emozionati o stanchi o sudati o tutto il resto, ma contenti mai.

Però è troppo facile sapere qual è la cosa giusta, se bastasse questo il mondo sarebbe perfetto e pulito e profumato. Il difficile è farla, la cosa giusta.

Che non sarebbe un problema, ormai sono abituato a essere solo, so bene come ci si sta. Adesso però non è più come prima, perché con me resta la mia cattiveria. L’ho appena conosciuta e mi ha già insegnato come si smette di essere soli e diversi, come si fa a essere uguali agli altri, quanto è facile fare schifo come tutti quanti.

e le domande sono le nemiche numero uno della felicità.

Ma le cose belle sono come quelle brutte, è difficile farsele uscire dalla bocca, così restano a gonfiarti la gola mentre dici solo le cose medie.

«Si chiamava Virna, che è il nome più bello del mondo. È corto e non ruba tempo, ma insieme dice tutto:

le cose importanti della vita non te le può spiegare nessuno, perché sono così semplici che le capisci subito da solo. Il problema però è che non le vuoi capire.

ma il tempo serve a una cosa sola, a tenere il conto mentre tutto, prima o poi, ritorna.

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