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Informazioni personali

8.6.22

Mantello dell'invisibilità

Alla fine è successo quello che pochi desiderano e la maggioranza di questa società edonista e narcisista NON auspica: ottenere il dono dell'invisibilità.

Ieri al super ho incrociato T., ma il destino vuole stesse parlando al telefono, io in coda alla cassa. Lei mi ha attraversato come un fantasma. 

Basta davvero indossare per puro caso una mascherina perché hai il raschino in gola e i pori figlioli sono usciti da una fulminante influenza? Mmm, non credo.

Sono sufficienti cinque anni di silenzio dopo quasi dieci di frequentazione per cambiare completamente i connotati? Mmm, non credo. In fondo si invecchia, assomigliamo sempre di più a dei boiler di mezza età, ma i connotati sono circa gli stessi.

E niente, credo sia solo lo specchio riflesso di quello che ho cercato di fare io mentre mi scoppiava il cuore: ignorarsi e fare il camaleonte con lo sfondo della folla in cassa in quel momento. Vociare e noia dell'attesa.

1.6.22

Damnatio Memoriae

Ho la calamita per le persone vigliacche. Ne ho conosciute parecchie, e una alla volta si sono rivelate per quel che erano e ho retto il loro gioco finché non mi sono svegliata e mi sono detta "e ora basta".

La persona vigliacca pian piano si allontana, quasi quasi non lo percepisci subito. Poi cominci a chiedere perché e per come, ma il problema non sei mai tu, macché figurati c'ho un sacco da lavorare. E i giorni passano. 

Poi niente, le strade sono tre:

1) Torni all'attacco chiedendo chiarimenti ma stai a vedere come prosegue. La situa migliora? No? allora passi al 2 o al 3.

2) Molli senza dire nulla. I giorni, i mesi, gli anni passano. Sale la polvere. Addio.

3) Dici addio, ma serve solo a te che stai lasciando facendo il gioco di chi non ha avuto il minimo coraggio di esporsi dopo anni e anni di condivisione. Una sorte di funerale all'amicizia.

Ecco, diciamo che dal 2017 ne ho lasciate andare due con il secondo punto, e una proprio ieri con la il terzo. 

GIAO ANGELOH.

12.4.22

Byly

Il mio tentativo di scrivere un post al giorno è naufragato dopo 87 giorni, e visto quanto sono discontinua nella vita/cose/relazioni è un gran successone. Quindi si torna a postare come e quando mi pare. Mica mi paga qualcuno; e oltre ai bot, chi mi legge?

Allora oggi mi è venuto da pensare alla profumazione, ai deodoranti destinati al  corpo per la precisione, e a quelli per le ascelle nel dettaglio. Pensiero nato mentre accompagnavo - io, in bicicletta - marito in uno dei suoi allenamenti di running. Diciamo pure che il running è morto o è lì lì agonizzante. La moda è passata e perlopiù la gente cammina o inforca un velocipede, i duri e puri e rimangono imperterriti con le giunture corrose e sempre più acciaccati. Incrociamo due donne corricchiare, una delle quali esibisce un "profumo" molto marcato, tipo il più scarso roll-on della Neutro Roberts. Pungente e antico. 

E solo in quel momento mi chiedo quale fosse la deodorazione negli anni '80. Cosa si metteva? Ma soprattutto, oltre al culto dell'ascella fulva, esisteva il deodorante?

Io ricordo solo acre odore di sudore misto a igiene scarsa, e mica c'era tutta questa ossessione dell'aria condizionata. Si sudava e basta, e non mi pare proprio che la doccia si facesse tutti i giorni. Sì, vedo le facce schifate delle giovan* e quelle incredule di quell* della mia età: anche io avevo rimosso. 

Se adesso gridiamo allo scempio per un deodorante che garantisce la copertura per 48 ore, cosa ne pensate dei 7 GIORNI del Byly? 

Non sai di cosa parlo? Ecco che ti sblocco un ricordo:

Ho scoperto che lo fanno ancora, e convalida i sette giorni. Dai, una volta era la prassi il bagno della domenica. Tutti avevano la vasca in casa e puntualmente si usava solo una volta alla settimana: a mollo a scrostare il lercio accumulato in sette giorni di attività varie. Quindi un deodorante che durasse quanto una pausa tra due abluzioni era quanto di più auspicabile. Bello, eh?


28.3.22

87/365 (28 Mar) Il ballo delle pazze (Victoria Mas)


Tornata nel suo modesto monolocale ha riscaldato una minestra e l’ha bevuta silenziosamente seduta sul bordo del letto spartano alla luce di una lampada a olio, poi è andata a mettersi dieci minuti alla finestra come ogni sera. Immobile ed eretta come se indossasse ancora lo stretto camice di servizio, osserva la strada dall’alto, imperturbabile come una vedetta su un faro. Non lo fa per contemplare le luci della via o perdersi in fantasticherie, non possiede quel tipo di romanticismo, si limita a usare quel momento di pace per seppellire la giornata trascorsa tra le mura dell’ospedale. Apre la finestra e fa disperdere nel vento tutto ciò che la accompagna dalla mattina alla sera, le facce tristi e ironiche, gli odori di etere e di cloroformio, il rumore dei tacchi sul pavimento, gli echi dei gemiti e dei lamenti, il cigolio dei letti sotto corpi agitati. Non pensa alle alienate, si stacca soltanto dal luogo. Le alienate non le interessano. Nessun destino la commuove, nessuna storia la turba.

27.3.22

86/365 (27 Mar) Berghem

Se ieri ti sei sfiancata sulla pastiera, a lavare giacche invernali come se non ci fosse una fine, oggi no, è domenica e il giretto non te lo deve togliere nessuno. Nemmeno fossi io quella che preme per uscire, anzi sono proprio quella che deve vincere ogni volta la pigrizia.

Allora andiamo al lago? Ok, ma quale? Lecco, che è tanto che non si va? Va bene, ma quella coda infinita all'uscita di Cinisello? Coda per Lecco. Appunto. 

Tiriamo dritto per Bergamo per il secondo tentativo dell'anno (il primo per la Befana). Arriviamo poco prima di pranzo. Un puttanaio incredibile. Strade per il centro tutte transennate e troviamo posto in un parcheggio, e nemmeno a pagamento, perché forse qualche Santo ha pregato per noi.

La città è blindata perché l'evento, peraltro neanche nominato per sbaglio in quello che succede il fine settimana, è il famigerato carnevale di mezza quaresima di Bergamo. E chi cazzo ne sapeva qualcosa?

Poco male, prima della sfilata dei carri superzarri ci facciamo una grandissima vasca che va dalla stazione (Berghem de hota: trad. Bergamo bassa) alla città alta (Beghem de hura: trad. Bergamo alta). E i bambini, devo dire bravissimi, al passo come piccoli soldatini. In salita si divertono pure, beati loro.

Ecco qualche fotina: