13.6.19

#2 - Mio figlio non mi mangia

Mio figlio non mi mangia, però beve tanto. 
Lui è proprio contento e appagato in maniera totalizzante dal suo biberon, in braccio a mamma o a papà. Tanto che di notte, quando mi passa lo stordimento e la sonda latte è attaccata, io lo guardo e mi dico ma guarda che quanto è dolce e sereno. Un bimbo più bello mica esiste. 
Ma questo bel bimbone, dalle cosce tornite (Don Cosciotte per la nonna) e dalle guanciotte pienotte e dai grandi occhi azzurri, non ne vuole sapere delle pappette e di schemi propinati dal pediatra. C'è da capirlo, quella sbobba fa rabbrividire, allora prova il cibo degli adulti frullato. MANCO PER IL CAZZO. Appena lo riconosce come cibo lo schifa di netto o lo butta dal seggiolone. E cosa ci vuoi fare?
Io mi dispero, ho pure fatto fioretto di non bestemmiare. E quanta fatica mi costa.
Leggo forum di mamme, leggo libri di svezzamento, ho letto pure Gonzales. E tutti dicono che bisogna avere pazienza, pure il mio pediatra dice che si sbloccherà e si abituerà. Ma quel giorno mi sembra sempre più lontano. 
Il problema di tutti questi libri che ti dicono di lasciare fare al bambino, che si regola da solo, che arriverà la curiosità, che tanto il latte va benissimo come alimento. E bla bla bla bla. Il problema, dicevo, è che sono io la povera stronza paturniosa.
Il guaio di tutto questo è che lui, e io di conseguenza, dobbiamo confrontarci con una società che pretende che lui sia già avviato. Bambini che alla sua età possono stare a casa con la mamma o i nonni, questo problema non ce l'hanno, e che possano avere o meno i loro tempi non frega il cazzo a nessuno. Tanto, ripeto, stanno a casa.
Ma io, brutta merda sciagurata, ho deciso di inserirlo al nido a sei mesi e mezzo, perché la stagione è calda e quindi magari si prenderà meno bestie; perlomeno avrò a disposizione più giorni di maternità per dedicarmi a lui in caso di malattia. Nel mio bel piano c'era di consegnarlo già abituato a mangiare la sbobba, e invece no. 
E qui ti trovi una mamma iperapprensiva sull'argomento alle prese con educatrici a fine anno educativo già con i maroni gonfi da mesi e mesi di lavoro, che porca troia, mica c'hanno voglia di un bambino che fa storie, piange e si dispera quando vede il cucchiaino. E no, è una bella gatta da pelare. Quindi il povero picci, che fortunatamente cresce in abbondanza, sciopera di giorno la fame, e si rifà appena torna a casa tra le braccia amorevoli dei genitori.
Ha sorrisi che ti riempiono e fanno scoppiare il cuore, una mobilità già invidiabile nonostante la stazza taurina, ma la stronza sono io: ogni volta che vedo bimbi più piccoli di lui che finiscono la loro pappa per me è una stiletatta al mio orgoglio. Mi domando, ma sarà normale? Pensa se avesse problemi davvero seri, avrei già dato di matto in un secondo.
Ogni volta che sento che la figlia dell'amica è partita a quattro mesi a spalancare la bocca  senza la benché minima fatica, a me viene la rogna. Mi sale proprio la carogna sulla schiena, tanto che non ho nemmeno più voglia di rivederla o sentirla. Ma sarò imbecille?
Intanto mi sono pure votata alla santa delle cause perse: Santa Rita, pensaci tu.

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