22.2.21

Eleanor Oliphant sta benissimo (Gail Honeyman)



Si tirò il colletto della camicia, come se volesse liberare l’enorme pomo d’Adamo dalle sue restrizioni. Aveva l’aria di una gazzella o di un impala, uno di quei noiosi animali beige con due grandi occhi rotondi ai lati del muso. Il genere di animale che alla fine viene sempre divorato da un leopardo.

non ho ancora trovato un genere di musica che mi piaccia: si tratta in sostanza di fisica udibile, di onde e particelle cariche di energia, e a me, come alla maggior parte delle persone sane di mente, la fisica non interessa.

Era la strada giusta. Da quale lato potevo cominciare? Dai numeri dispari, decisi, perché un uomo come lui non aveva pari.

In effetti, se ci pensassi abbastanza a lungo, probabilmente vorrei strapparmi gli occhi per smettere di guardare, per smettere di vedere tutto il tempo. Le cose che ho visto non possono essere non-viste . Le cose che ho fatto non possono essere disfatte .

Lo guardò con tanto amore che dovetti girarmi dall’altra parte. “Almeno so che faccia ha l’amore”, mi dissi. Non è cosa da poco. Nessuno mi aveva mai guardato così, ma sarei stata in grado di riconoscerlo se qualcuno l’avesse mai fatto.

Le mie unghie sono sempre pulite: le unghie pulite, come le scarpe pulite, sono fondamentali per il rispetto di sé. Pur non essendo né elegante né alla moda, sono sempre pulita, e così, almeno, posso tenere la testa alta quando, per quanto senza esaltazione, occupo il mio posto nel mondo.

Il barman era alto più di un metro e ottanta e aveva praticato dei fori strani ed enormi nei lobi delle orecchie inserendo due piccoli anelli neri di plastica per allargare la pelle. Per qualche ragione mi venne da pensare alla tendina della mia doccia.

Alcune persone – i deboli – hanno paura della solitudine. Ciò che non riescono a comprendere è che possiede qualcosa di molto liberatorio: una volta che ti rendi conto di non avere bisogno di nessuno, puoi prenderti cura di te stesso. Il punto è questo: è meglio prendersi cura solo di sé stessi. Non puoi proteggere gli altri, per quanto ci provi. Ci provi e fallisci – e il tuo mondo ti crolla addosso, brucia e si riduce in cenere.

Era così che funzionava, quindi, il successo dell’integrazione sociale? Era davvero così semplice? Mettiti un po’ di rossetto, vai dalla parrucchiera e alterna gli abiti che indossi? Qualcuno dovrebbe scriverci sopra un libro, o almeno un opuscolo esplicativo, e trasmettere queste informazioni.

Suppongo che una delle ragioni per cui siamo in grado di continuare a esistere nell’arco di tempo assegnatoci in questa valle verde e azzurra di lacrime è che, per quanto remota possa sembrare, c’è sempre la possibilità di un cambiamento.

La commessa aveva cercato di condurmi di nuovo verso tacchi vertiginosi: ma perché hanno tanta voglia di azzoppare le loro clienti donne? Cominciai a chiedermi se calzolai e chiroterapeuti avessero creato una sorta di cartello demoniaco.

Non ero brava a fingere, ecco qual era il punto. Dopo quello che era successo durante l’incendio della casa, considerato ciò che era accaduto, non vedevo l’utilità di essere altro che sincera con il resto del mondo. Non mi era rimasto, letteralmente, nulla da perdere.

Però, attraverso l’attenta osservazione dai margini, avevo scoperto che spesso il successo sociale si basa su un minimo di finzione. A volte le persone popolari devono ridere di cose che non trovano molto divertenti, devono fare cose cui non tengono particolarmente, con gente di cui non apprezzano particolarmente la compagnia. Io no. Anni prima avevo deciso che se la scelta fosse stata tra fare così o volare in solitaria, allora avrei volato in solitaria. Era più sicuro. Il dolore è il prezzo che paghiamo per l’amore, dicono. E questo prezzo è troppo alto.

Se qualcuno ti chiede come stai, si aspetta che tu risponda BENE. Non devi dire che la sera prima ti sei addormentata piangendo perché erano due giorni di fila che non parlavi con un’altra persona. Devi dire: BENE.


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