22.2.21

Il medesimo mondo (Sabrina Ragucci)



Se il presente è sentirsi soffocati, la possibilità di salvezza è annaspare al di là di una linea invisibile, dove crediamo esista un po’ d’aria: affidarsi al futuro.

A certi uomini la vita accade come se tutto fosse loro dovuto. 

Il mondo è il passaggio da un’epoca storica all’altra attraverso divisori e pareti, grazie ai quali nessuno è davvero conosciuto; eppure divisori e pareti sono di una consistenza labile, e così nessuno è davvero sconosciuto.

Non serve vivere e lavorare in Svizzera per diventare svizzerino! Diventi svizzerino anche se vivi in Germania o in qualsiasi altra nazione a nord dell’Italia. Diventi svizzerino se vivi l’esistenza di Angelo: lavorare, risparmiare, ritornare una volta all’anno per essere svizzerino. Angelo non sa di essere svizzerino. Offre da bere agli avventori e questo fa di lui uno svizzerino ancora più svizzerino! Non può tornare ciò che è stato; è esistito un Angelo ma non è più tra noi. Ormai assomiglia a un tedesco senza essere tedesco e a un italiano che non comprende gli altri italiani, i quali – a loro volta – non desiderano immaginare la Germania di Angelo.

Giovanna e Maria s’impossessano della vita di Roberta. Teresa è messa da parte, ma a differenza del previsto si defila, depone il potere alla suocera e alla cognata, il solito potere travestito da affetto.

Roberta, ti auguro di vivere in un luogo lontanissimo dal passato! Ti auguro di poter credere sempre in un nuovo inizio! Per credere in un nuovo inizio, basta dimenticare di avere avuto una vera madre.

Ha confuso un uomo pulito, ordinato e ben vestito con un uomo affettuoso.

Roberta non ama nessuno, è senz’altro questa la sua imperfezione, il suo unico e vero inguaribile lato deforme. Io non amo nessuno, non voglio bene a nessuno, faccio soltanto ciò che mi serve, ...


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