11.2.21

Non Lasciarmi (Kazuo Ishiguro)



Gli rivolsi un mucchio di domande al riguardo e immagino che la verità fosse che era avvenuto come per molte delle cose che si fanno a quell'età: non ci sono ragioni particolari, si fanno e basta. Si fanno perché si pensa di riuscire a strappare una risata, o per vedere se avranno delle conseguenze. E quando in seguito ti si chiede di rendere conto del tuo comportamento, sembra che non esista nessuna spiegazione sensata.

Credo di essere cresciuto. E forse con me anche tutti gli altri. Non si può andare avanti sempre nello stesso modo. Dopo un po' ci si annoia.

Forse ognuno di noi a Hailsham nascondeva dei piccoli segreti come quello – minuscoli rifugi fatti di niente dove rimanere soli con le nostre paure e i nostri desideri.

Tommy riteneva possibile che i nostri tutori avessero, durante i nostri anni trascorsi a Hailsham, calcolato molto attentamente e deliberatamente tutto ciò che ci avevano detto, in modo che fossimo sempre appena un po' troppo piccoli per comprendere fino in fondo le informazioni che ci venivano fornite in quel momento. È ovvio, tuttavia, che esse agivano su di noi a un certo livello, tanto da penetrare ben presto nelle nostre menti, senza che noi ci preoccupassimo di esaminarle con cura.

Era come quando si deve risolvere un problema di matematica quando si è esausti: sappiamo che da qualche parte esiste una recondita soluzione, ma non riusciamo a trovare l'energia per provarci. Qualcosa in me si spezzò. Una voce mi disse: «D'accordo, lascia che pensi tutto il peggio possibile di te. Lascia che lo pensi, lascia che lo pensi». Credo di averlo guardato con rassegnazione [...]

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