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24.1.22

24/365 Quando si diventa adulti?

Grazie a M. oggi ho scoperto il blog Hundreds of Buddhas, e ora voglio leggerlo dall'inizio alla fine.

In questo post si parla del delicato momento in cui si è diventati adulti, dove per la maggior parte significa doversi prendere responsabilità e aver raggiunto l'autonomia (economica). Questo si è vero, ma secondo l'autrice in realtà: "adulto è colui che ha preso in carico il bambino che è stato, ne è diventato il padre e la madre"; e poi: "adulto è colui che smette di cercare i propri genitori ovunque, e ciò che loro non hanno saputo o potuto dare."

E ancora: "Adulto è chi si assume le proprie responsabilità, ma non quelle come timbrare il cartellino, pagare le bollette o rifare i letti e le lavatrici.

Ma le responsabilità delle proprie scelte, delle proprie azioni, delle proprie paure e delle proprie fragilità."

Potrei citarlo tutto perché sono assolute perle di verità.

Io non sono ancora adulta. 

La mia consapevolezza ha cominciato da pochissimo a muoversi perché tutto il mio dolore passato, le ferite che ho ricevuto mascherate da buone intenzioni non le ho mai davvero affrontate, anzi, le ho chiuse in qualche cassetto in soffitta cercando di dimenticare, rimanendo in questo limbo infantile. 

"Un bambino ferito travestito da adulto è una bomba ad orologeria.

L’odio potrebbe scoppiare ciclicamente o attendere a lungo per una sola e violenta detonazione, altri preferiscono implodere, mutilando anima e corpo, pur di non vedere."

Prima di leggere questo post avevo comunque inteso che dovevo fare qualcosa, per diventare la mia versione migliore, perché l'altra era troppo arrabbiata, e la rabbia è sì pro-attiva ma genera anche tanta stanchezza e frustrazione. E non mi piace essere così di fronte ai miei figli, non lo meritano e le catene vanno spezzate perché certi atteggiamenti non devono più essere perpetrati.

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