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4.3.22

63/365 (4 Mar) Io non dimentico

Mio padre è nato nel 1936, pertanto ha vissuto tutta la Seconda Guerra Mondiale.

Non ne ha mai parlato troppo, anzi solo qualche breve cenno perché la sua attività aneddotica era riservata al suo lavoro da cameriere, o ancora prima al soldato fatto sull'Amerigo Vespucci.

Era il più piccolo di quattro fratelli, quello che raccontava era solo la grande miseria. Da allora gli era rimasta una fame atavica addosso: era quello che finiva sempre i piatti degli altri, gli avanzi e ingozzarsi al ristorante. Io quasi ne provavo imbarazzo, perché non capivo. 

La famiglia sua era abbastanza benestante prima della guerra. Si occupavano di carri e carretti, ma dopo la guerra, con l'arrivo dell'automobile, addio tutto. Mio nonno si riciclò come falegname in Germania, e i figli per tirare a campare facevano la qualunque, tra questi andare a raccogliere il ferro nei campi e nei fossi. Il ferro delle bombe esplose tanto per dirne una. Bambini nei campi a raccogliere bombe.

Bambini che se andava male saltavano sulle mine inesplose, quelle che erano state seppellite sulla Linea Gotica prima che i tedeschi battessero in ritirata. 

A mio padre andò bene, non gli capitò nulla, ma una di quelle bombe avrebbe ucciso nel tempo a venire , nei primi anni '50, uno dei suoi fratelli, quello più piccolo, che quel giorno non era andato voluto andare a raccogliere i pomodori. Era estate, quel fratello non c'è più, e mio suocero da allora odia i pomodori.

Mia madre è nata nel '43 e solo dal racconto di mia nonna sappiamo che fu graziata per poco da una bomba che le cadde accanto mentre dormivano nel letto.

Ogni famiglia che ha vissuto l'ultima grande guerra porta addosso qualche ricordo di questo tipo. Che siano bombardamenti, lotte tra partigiani o fascisti. Tutti. Tutti ne parlano il meno possibile, perché è dolore. Ma la storia si ripete tragicamente e non bisogna dimenticare.

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